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Esigenze primarie dell'olivicoltura

2025-03-03 15:14

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Esigenze primarie dell'olivicoltura

Una delle esigenze primarie dell’olivicoltura, sia tradizionale che di nuova concezione, è quella di adottare forme di allevamento che...

Una delle esigenze primarie dell’olivicoltura, sia tradizionale che di nuova concezione, è


quella di adottare forme di allevamento che rendano più efficienti le moderne tecniche


agronomiche, con particolare riferimento alla potatura e alla raccolta delle olive mediante


dispositivi gestiti da terra. Allo stesso tempo, una razionale forma di allevamento dell’olivo


deve tenere conto dei seguenti punti:


1. Rispettare il modo naturale di vegetare della specie (basitono e cespuglioso) e le


caratteristiche delle cultivar (vigore e portamento). Il rispetto delle caratteristiche naturali


dell’olivo evita dannosi conflitti con la pianta, contribuendo a mantenere un buon equilibrio


vegetativo e produttivo. Questo si traduce in un contenimento dei costi, maggiore efficienza


e potenzialità produttiva.


2. Garantire un buon rapporto tra chioma e apparato radicale. Le forme di allevamento


coercitive e i severi interventi di potatura che limitano lo sviluppo spaziale naturale degli


alberi, alterano l’equilibrio tra chioma e radici, favorendo l’attività vegetativa a discapito di


quella produttiva. La forma di allevamento e la potatura di produzione devono, quindi,


assicurare una chioma proporzionata alla capacità di rifornimento dell’apparato radicale.


3. Mantenere un buon rapporto foglia/legno. Le foglie e i tessuti legnosi svolgono ruoli


complementari ma distinti nelle funzioni metaboliche dell’olivo. Un rapporto tra foglia e legno


bilanciato migliora l’efficienza complessiva dell’albero, favorendo un'adeguata superficie


fotosintetizzante e strutture vegetative più orientate alla fruttificazione. Al contrario, un


rapporto sbilanciato a favore del legno riduce l’efficienza della pianta, in quanto, pur


essendo fondamentale per la formazione di strutture di sostegno, di trasporto e di riserva,


"utilizza" i carboidrati prodotti dalla fotosintesi. Un rapporto ottimale fra le due componenti è


quindi essenziale per garantire la piena funzionalità dell’albero.


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4. Favorire un elevato rapporto tra superficie esposta e volume complessivo della chioma e


garantire un adeguato arieggiamento. Assicurare condizioni ottimali di illuminazione e


aerazione nelle diverse parti della chioma è fondamentale per preservare la salute


dell’albero ed elevare tutti i parametri produttivi (qualità, quantità, continuità, ecc.), in


convergenza con la densità di impianto.


5. Assicurare una struttura solida capace di sostenere il peso delle varie parti della chioma,


dei frutti e resistere a vento ed eventuali nevicate, minimizzando il rischio di rottura delle


branche.


A tal proposito, nel corso degli ultimi anni, alcuni ricercatori hanno rilanciato una forma di


allevamento tradizionale, il “vaso policonico”, che fu ideato e sviluppato nei primi decenni del


secolo scorso grazie principalmente al contributo di due tecnici di olivicoltura: Alfredo


Roventini e Secondo Tonini. Questi due ricercatori, operanti rispettivamente in Toscana e in


Umbria, definirono una forma di allevamento che integrava principi di fisiologia della specie


con la tecnica di potatura, ponendo particolare attenzione alle esigenze naturali dell’olivo.


L'obiettivo era elevare la produttività dell'albero, migliorando al contempo le sue condizioni di


vita.


Il lavoro di Roventini e Tonini si fondava sulla constatazione che, spesso, molti olivi allevati


secondo il sistema tradizionale a vaso (o vaso dicotomico), presentavano un accumulo di


legno strutturale nella parte alta, che determinava un accentuato rifornimento linfatico


favorendo il predominio della parte superiore di chioma a discapito di quella inferiore.


Questo portava a potature irrazionali, come la capitozzatura del tronco a una certa altezza,


intervento che, oltre a essere dannoso, non stimolava il ringiovanimento naturale della


pianta. L’innovazione proposta si ispirava all'osservazione che una metodologia più


rispettosa delle caratteristiche biologiche dell’olivo fosse in grado di favorire una crescita


sana, equilibrata e produttiva, specialmente nella zona medio-bassa di chioma.


In particolare, Roventini, nel 1920, con il celebre motto “l’acefalia degli olivi deve


scomparire”, si opponeva alla pratica di eliminare la parte superiore degli alberi,


promuovendo invece una forma che rispettasse e incoraggiasse lo sviluppo naturale


dell’olivo. Questo approccio, che ha avuto la sua origine in Toscana, segnò una vera e


propria svolta nell’olivicoltura dell’epoca.


Tuttavia, a seguito della gelata del 1956, che colpì gran parte dell’olivicoltura delle regioni


centrali italiane, il vaso policonico fu progressivamente sostituito dal vaso cespugliato


proposto dal professor Alessandro Morettini. Questo nuovo sistema, ideato per rispondere


alle esigenze post-gelata, prevedeva che la pianta di olivo fosse costituita da più fusti


(policaule) che si sviluppavano dalla ceppaia superstite, assumendo una forma cespugliosa,


ritenuta naturale per l’olivo e adatta a favorire una rapida e soddisfacente entrata in


produzione. Le piante ricostruite secondo questi principi fornirono ottimi risultati, con una


produzione superiore rispetto a quella antecedente al gelo, dimostrando l’efficacia del nuovo


approccio.


Riflessioni e Rivalutazione del Vaso Policonico


Con il passare degli anni, però, emersero significative difficoltà operative legate al sistema di


allevamento a vaso cespugliato, che complicavano notevolmente la gestione dell’oliveto.


Questo ha spinto a riflettere su soluzioni alternative, tra cui l’adozione di forme di


allevamento precedenti, come quella a vaso policonico, che, grazie anche ai recenti sviluppi


nella ricerca, è stata riproposta con alcune modifiche (schemi meno rigidi della Roventini)


come modello di riferimento per gli oliveti tradizionali e semintensivi. Sebbene ampiamente


accettata, la scelta del tipo di potatura di riforma continua, comunque, a essere oggetto di


vivaci confronti tra operatori, tecnici e studiosi del settore.


Riflessioni sulla scelta della modalità di riforma.


Ripercorrendo la letteratura storica olivicola della Toscana, non si può fare a meno di


ricordare una celebre frase del professor Nizzi Grifi, i cui principi di potatura ci guidano in


buona parte nella pratica ancora oggi. Egli consigliava di intraprendere un’unica e profonda


potatura di riforma:”Meglio riformare a fondo 100 olivi che riformarne 150 a mezzo per


salvare qualche mezza branca allo scopo di guadagnare un po’ di olive”. Alla luce delle


moderne conoscenze agronomiche e delle tecniche più avanzate di potatura, i concetti di


Nizzi Grifi, pur essendo senza dubbio adeguati e funzionali per l'epoca in cui furono proposti,


appaiono oggi in parte da rivedere. La potatura di riforma può essere eseguita in vari modi:


totale in un solo intervento, totale suddivisa in più anni (con una parte dell'oliveto riformata


ogni anno), oppure graduale nel corso di più anni, a seconda delle specifiche agronomiche,


economiche e lavorative aziendali. In genere, la riforma radicale in un solo intervento, si fa


preferire nei casi in cui le piante presentano significativi problemi strutturali e uno stato di


forte deperimento, causato da un ambiente di coltivazione non più rispondente alle loro


esigenze di aria e di luce, spesso derivante da un lungo periodo di abbandono o da una


gestione inadeguata.


Prima di procedere con la riforma è opportuno assicurarsi, con sufficiente anticipo, che le


piante siano dotate di adeguate riserve nutritive. Ciò consente alle piante di affrontare


meglio lo stress causato dalla potatura, aumenta la capacità di difesa dalle avversità


abiotiche e biotiche e accelera il pieno recupero della chioma. Al termine delle operazioni di


potatura è importante effettuare tempestivamente la disinfezione delle ferite più estese con


prodotti rameici, per garantire una protezione efficace contro gli agenti patogeni che


potrebbero compromettere la salute dell’albero.


Le principali ragioni che giustificano la scelta della riforma totale riguardano l'accumulo di


legno strutturale, in special modo nella parte alta della chioma, dovuto a branche principali


sviluppatesi eccessivamente in diametro a una notevole altezza, nonché alla presenza di


formazioni dicotomiche e grosse branche secondarie. Queste strutture vegetative creano


veri e propri "cappelli" che ostacolano l’ingresso della luce nelle porzioni medio-basse della


chioma, determinando, unitamente all’espansione delle piante vicine, un ambiente privo di


una adeguata illuminazione e un progressivo declino vegetativo delle branche secondarie


inferiori, che rappresentano il primo palco utile per formare la nuova base del cono di


vegetazione. In tali circostanze, un intervento radicale e tempestivo può rappresentare la


soluzione più indicata per ripristinare la funzionalità dell’oliveto.Tuttavia, nel caso di olivi


condotti con un’altra forma di allevamento, mal strutturati ma costantemente gestiti e in


piena produzione, la riforma totale può essere realizzata in modo più graduale, suddividendo


l’intervento in più anni, riformando una parte dell’oliveto per volta. Un’alternativa altrettanto


valida per oliveti in simili condizioni è la riforma graduale, che prevede l'integrazione della


normale potatura di produzione con interventi mirati di riforma, da effettuare con


avvedutezza quando possibili, per non alterare eccessivamente gli equilibri fisiologici della


pianta. Questo approccio consente un minore investimento economico iniziale, una


produzione più regolare e un minor stress per le piante, riducendo i rischi fitosanitari. Inoltre,


la riforma graduale offre maggiore flessibilità nella gestione, in quanto gli interventi possono


essere adattati alle condizioni specifiche delle piante (cultivar, età, suolo, diverso stato


strutturale, predisposizione o meno alla fruttificazione nell'annata in corso, ecc.) e a quelle


agronomiche, economiche e sociali delle aziende, permettendo una gestione dinamica e


meno rigida. Sebbene il raggiungimento della forma desiderata richieda più tempo, la riforma


graduale, se eseguita con competenza, consente di mantenere una certa produttività


durante il processo di conversione della forma.


Metodo di riforma totale


Idealmente, la pianta a vaso policonico è costituita da un tronco alto 1,00-1,20 m, dal quale


si sviluppano 3 o 4 branche principali (5-6 o più nei soggetti più grandi). Queste sono


inclinate di 40-45° nel primo tratto per favorire l'espansione basale della chioma, per poi


assumere gradualmente una direzione quasi verticale onde evitare l'ombreggiamento del


settore sottostante, degradando diametralmente sino all'altezza definitiva per regolare il


flusso linfatico. La potatura di riforma a vaso policonico mira a semplificare e riorganizzare


l'architettura dell'albero, suddividendo la chioma in più coni di vegetazione disposti in modo


equidistante, al fine di occupare uniformemente l'intero arco di 360 gradi. L'intervento


consiste nella riduzione della parte scheletrica, sopprimendo il numero eccessivo di branche


primarie attraverso una accurata selezione. Le branche destinate a rimanere devono


risultare correttamente distanziate e inclinate rispetto all'asse del tronco, e in numero limitato


ma sufficiente a garantire la copertura ottimale dello spazio, evitando la formazione di


eccessive e improduttive "finestrature". Nel caso di olivi con branche principali molto


inclinate verso l'esterno, si crea un'ampia spaziatura fra gli elementi strutturali all’interno del


vaso. Questo induce l’albero ad una decisa risposta attraverso una vigorosa emissione di


succhioni dorsali (un fenomeno noto come epitonia), finalizzata a riconquistare rapidamente


gli spazi lasciati vuoti e ripristinare la forma naturale. Al contrario, la ridotta inclinazione delle


branche primarie implica una minore emissione di succhioni, ma comporta una tendenza


degli assi primari a svilupparsi in altezza e in diametro difficile da controllare. La struttura


degli assi principali del vaso policonico deve essere perseguita mediante l’eliminazione


razionale delle formazioni dicotomiche presenti nella porzione superiore, in quanto


responsabili di una notevole, ma dannosa, capacità di attrarre e trattenere le sostanze


nutritive nella parte alta. È comunque ammesso un minimo di sdoppiamento dicotomico, ma


solo se originato dalla zona inferiore della branca primaria per formare la parte scheletrica


basilare. Una volta impostate correttamente le branche primarie, l’intervento prosegue con la


selezione delle branche secondarie per ristabilire ordine, distanze e rapporti di forza tra


questi elementi strutturali. La distribuzione delle branche secondarie lungo l'asse principale


deve seguire un ordine progressivamente decrescente. Partendo dalla base del cono, le


branche secondarie devono essere più robuste e lunghe per favorire l'espansione verso


l'esterno. Man mano che si sale verso l'apice, le strutture secondarie devono ridursi


progressivamente in vigore, diametro, lunghezza, volume e densità vegetativa. Inoltre,


all'aumentare dell'altezza, devono incurvarsi in modo più pronunciato e precoce, formando


una serie di archetti. In questo modo, sarà favorito il loro progressivo rivestimento fino alla


cima, realizzando il gradiente conico di vegetazione e ottimizzando così l’intercettazione


della luce su tutta la superficie fogliare. Una volta che le branche secondarie si saranno


perfettamente rivestite lungo i loro assi, la pianta sarà composta da tanti coni


progressivamente vestiti dall’alto in basso: l’intera pianta, così configurata, prende il nome di


'policonica'.


Metodo di riforma graduale.


La potatura di riforma graduale, invece, ambisce a modificare progressivamente la


conformazione della chioma senza compromettere significativamente le performance


produttive dell'oliveto. Questa modalità consente di mantenere un buon compromesso tra


l’evoluzione strutturale della pianta e le esigenze produttive dell'olivicoltore, garantendo nel


tempo una gestione più sostenibile e meno invasiva dell'albero. In genere, si presta meglio


su olivi in produzione che, pur conservando una accettabile distribuzione delle branche


primarie dal tronco, evidenziano un accumulo di legno strutturale nella parte alta della


pianta. Un esempio pratico può essere rappresentato da olivi allevati a vaso dicotomico che


non sono stati gestiti in maniera ottimale. Di solito, le piante presentano dicotomie e grosse,


lunghe e voluminose branche secondarie che partono dall'alto e discendono, mettendo in


ombra le ramificazioni sottostanti. Per invertire questa situazione, la strategia di riforma,


sviluppata su più anni, prevede inizialmente l’alleggerimento della parte alta della chioma,


riducendo il volume vegetativo e l’assorbimento linfatico, eliminando e/o raccorciando le


branche più ingombranti. In questo modo, si favorisce inoltre l'ingresso di luce nelle zone


medio-basali. La maggiore esposizione alla luce, all’aria e al calore stimola la formazione di


nuovi germogli, promuovendo la ripresa di vigore e lo sviluppo centrifugo delle porzioni più


importanti per l’olivicoltore. Con questo approccio, la riforma prosegue con la creazione di


modeste finestre di luce nella vegetazione, intervenendo su porzioni o, se le circostanze lo


consentono, su intere branche secondarie che si originano dalla zona intermedia dell'asse


principale. Per sostituire le strutture secondarie che saranno via via asportate, è opportuno


lasciare crescere preventivamente alcune formazioni vegetative (succhioni) a medio vigore,


ben disposte e orientate, dalla zona laterale o leggermente dorsale della branca primaria,


dove è più probabile l'emissione di nuovi germogli. Un ulteriore accorgimento, per rinvigorire


e promuovere l'avanzamento di questo settore di chioma nel minor tempo possibile, consiste


nel favorire lo sviluppo delle branche secondarie laterali, evitando quelle esterne che si


sviluppano sul ventre della branca primaria sopra il primo palco di secondarie. La ragione di


questa scelta risiede nel fatto che le secondarie ventrali, che originano più in alto e da punti


più inclinati verso l'esterno delle branche primarie, possono ostacolare la penetrazione della


luce verso le secondarie più basse, che provengono da zone più interne e dunque già


svantaggiate. Al contrario, le secondarie laterali che si sviluppano dalla zona medio-alta,


seguono la perpendicolare della branca primaria e si allineano meglio con la luce,


consentendo una maggiore penetrazione luminosa nelle zone inferiori, in particolare quelle


ventrali. Per rigenerare la parte basilare del cono di vegetazione è quindi necessario creare


le condizioni affinché la linfa grezza proveniente dalle radici si concentri in detta zona, per


poi risalire lentamente lungo un percorso leggermente inclinato verso l'esterno, che si riduce


progressivamente fino ad una cima moderata. Quando le branche saranno Idealmente


rivestite lungo i loro assi, in perfetta sintonia con le esigenze di libera espansione dell'albero


e con le necessità produttive dell'olivicoltore, la pianta avrà il suo corredo vegetativo aereo


composto da numerose unità produttive disposte a forma di cono.


Criteri di valutazione per realizzare la cima del


vaso policonico.


La cima nel vaso policonico gioca un ruolo centrale nel bilanciamento tra attività vegetativa e


fruttificazione, contribuendo a migliorare le performance produttive. Governando lo sviluppo


della vegetazione sottostante, essa consente il mantenimento della forma ideale della


pianta, ottimizzando l’intercettazione dell'energia solare su tutta la superficie della chioma.


Per regolare la dimensione della cima e ottenere il giusto assetto, l'operatore dovrà


considerare:


1. Le dimensioni complessive della pianta, affinché la crescita sia bilanciata su tutta la


chioma.


2. Il vigore vegetativo dell'albero per regolare la crescita e ottimizzare l’utilizzo delle risorse


disponibili.


3. Le diverse condizioni ambientali dell’oliveto, affinché la cima possa essere adattata sia


alle esigenze fisiologiche dell’albero che a quelle specifiche agronomiche dell'olivicoltore


(metodo di raccolta, recupero del volume di chioma nei settori di maggiore intressse, ecc.).


4. Il vigore e il portamento delle diverse cultivar (assurgente, espanso, pendulo, ecc.) per


rispondere adeguatamente a specifiche esigenze varietali di sviluppo.


5. Il tipo di potatura (formazione, produzione, riforma, ecc.).


6. Il rigoglio e l'omogeneità della chioma: su piante con bassa vigoria o su branche primarie


che necessitano di ulteriore rivestimento nella parte medio-bassa, è opportuno utilizzare una


cima moderata, che garantisca la continuità vascolare e, di conseguenza, la normale


circolazione della linfa, pur limitandola nell’assorbimento di sostanze nutritive.


7. L'equilibrio tra le cime: l'operatore deve regolare le cime in modo che risultino equidistanti,


con la stessa altezza e densità di fogliame per una crescita equilibrata.


8. Metodo di raccolta: L'operatore deve definire la cima in base al metodo di raccolta scelto


(manuale, agevolato, meccanizzato con vibro-scuotitori, ecc.) per garantire l'efficienza della


raccolta.


La forma della chioma può essere adattata in base al metodo di raccolta:


Bassa e larga è ideale per la raccolta con pettini agevolatori.


Stretta e alta è adatta per l'uso di scuotitori meccanici.


Questa differente distribuzione permette di rendere più efficiente il sistema di raccolta senza


modificare il volume della chioma.


Il vaso policonico strutturato per la raccolta con vibro-scuotitori presenta branche primarie


con un angolo di inserzione relativamente stretto (35-40°) rispetto alla verticale, mentre le


branche secondarie sono numerose, corte e prive di lunghe pendaglie. Questa


configurazione garantisce una chioma compatta e rigida, ottimizzando la trasmissione delle


vibrazioni necessarie per staccare i frutti limitando i danni alla pianta. Al contrario, il vaso


policonico con una struttura più adatta alla raccolta con i pettini agevolatori prevede una


chioma più ampia e meno rigida, con una disposizione delle branche che permette ai pettini


di muoversi più facilmente tra i rami, senza compromettere la qualità del raccolto o


danneggiare eccessivamente la pianta.


Filippo Cecchelli


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